| Photo Information |
Copyright: Enrico Barbieri (Angel64)
(589) |
| Genre: Places |
| Medium: Color |
| Date Taken: 2007-08-11 |
| Categories: Artwork |
| Camera: Panasonic Lumix DMC LZ5 |
| Exposure: f/4, 1/250 seconds |
| More Photo Info: [view] |
| Photo Version: Original Version |
| Date Submitted: 2008-11-19 1:11 |
| Viewed: 943 |
| Points: 12 |
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| [Note Guidelines] Photographer's Note |
Scultura di Rabarama sul lungo mare di Reggio Calabria
Rabarama nasce a Roma, da padre pittore e scultore e da madre artista della ceramica[1].
Figlia d'arte, data prova fin da bambina di un talento innato per la scultura, partecipa a soli 10 anni alla Mostra Internazionale per il 30° Anniversario della Nato e compie la sua educazione artistica iscrivendosi prima al Liceo Artistico Statale di Treviso e poi all'Accademia di Belle Arti di Venezia.
Nel '90 il governo messicano la sceglie come rappresentante italiana al concorso internazionale di Toluca e lì realizza una scultura di 2 m., acquistata poi dal Museo di Arte Moderna per la sua collezione permanente.
Diplomatasi all'Accademia nel 1991 a pieni voti, prende parte a premi nazionali ed internazionali di scultura, ottenendo sempre un ottimo successo di critica e di pubblico soprattutto negli USA e a Parigi.
Dal 1995 ha inizio la sua collaborazione con la Galleria Dante Vecchiato che nel giro di qualche anno la rende nota al pubblico come uno degli astri nascenti del panorama artistico contemporaneo.
Oggi Rabarama è considerata a pieno titolo un'artista completa, con riconoscimenti ufficiali continui sia nel mercato estero che in quello italiano.
Di recente una sua scultura monumentale è stata acquistata dal Municipio della città di Shangai, e collocata nella Piazza su cui affaccia il palazzo del governo cittadino, è la prima opera italiana acquistata dal Governo Cinese.
Nel 2006 partecipa con una scultura immersa nella resina alla mostra "Natività" presso il Museo Venanzo Crocetti di Roma, in una collettiva in cui sono state esposte le opere di Mark Kostabi, Renato Mambor, Bruno Ceccobelli, Andrea Sterpa, Giulio Turcato, Mimmo Paladino.
Attualmente vive e lavora a Padova.
Opere
Le sue opere spaziano da dipinti a sculture monumentali, i cui soggetti sono uomini-rettile, figure in continua contorsione: mira infatti a sondare i grandi temi del destino e del libero arbitrio.
« Ognuno di noi [..] nasce come figlio della genetica, ragion per cui ogni piccola parte che ci compone ci rende simili a dei computer biologici: ogni singolo pezzo deve essere lì con precisione, il che ci garantisce una identità. L'uomo, in sostanza, si trasforma in una macchina, un computer biologico in grado di muoversi soltanto in base alla determinazione. »
(Paola Epifani, in arte Rabarama, Intervista a Paola Epifani, giovane ed esotica scultrice
Il suo programma è rimanere in vita, la volontà di vivere condiziona quindi ogni funzione dell'esistenza. Uno, nessuno centomila, titolo pirandelliano di una sua opera, richiama e rappresenta la perdita di identità del singolo in una realtà esistenziale prima che sociale, portando alla massificazione ed alla perdita della distinzione e di ogni alterità
Significato Opere [modifica]
Le opere di Rabarama hanno in comune la consapevolezza che in ogni frammento della realtà e nell'essere umano c'è l'impronta del principio originario. Di qui un'umanità in continua metamorfosi. La membrana che avvolge queste figure muta di concetto in concetto e assume di volta in volta una varietà di segno, simboli e metafore. L'alfabeto indica il vincolo del linguaggio i geroglifici, i puzzle e i nidi d'ape sono la visualizzazione del genoma, nei labirinti invece viene approfondita la complessità dell'IO. Altra fase dell'esplorazione artistica di Rabarama è quella che disegna intrecci d'erba, uomini albero ricoperti di corteccia che esprime l'idea che l'uomo sia ancora radicato alla "Madre" terra, ma che allo stesso tempo l'abbandono del corpo in quanto materia è l'unico modo per la transmigrazione dell'anima. La presenza umana nella Pittura di Rabarama, è una presenza che in un primo momento implode, impossibilitata ad ergersi, perché sommersa dagli arabeschi multicolori, mimetizzata in essi, ma, in seguito, una volta che lo spettatore ha affinato il suo sguardo, diviene chiara nella sua definizione anatomica |
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