| Photo Information |
Copyright: Carlo Bonini (granchius)
(372) |
| Genre: People |
| Medium: Color |
| Date Taken: 2006-06-18 |
| Categories: Portrait |
| Camera: Kodak EasyShare Z740 |
| Exposure: f/3.2, 1/125 seconds |
| More Photo Info: [view] |
| Photo Version: Original Version |
| Date Submitted: 2007-03-02 10:01 |
| Viewed: 422 |
| Points: 0 |
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| [Note Guidelines] Photographer's Note |
LA STORIA DELLE GAITE -
Dal longobardo Watha (guardia) deriva la denominazione di guaita o gaita con cui vengono indicati i quattro quartieri nei quali era divisa Bevagna e il territorio circostante. Tale divisione è attestata anche negli Statuti comunali giunti fino a noi nella redazione del XVI secolo. Sulla base di tale testo prende vita la festa nei suoi momenti più rappresentativi e suggestivi nei quali riprendono corpo le antiche magistrature cittadine, la vita sociale e le attività economiche del paese.
Sempre dagli statuti si ricavano preziose notizie circa l'economia cittadina, le modalità e le tecniche di produzione dei principali prodotti locali, il funzionamento dei forni, dei mulini, l'organizazione di alcune botteghe, le modalità di vendita di determinate merci. Dettagliate indicazioni regolano infine i pesi e le misure adottati nel territorio di Bevagna.Lo statuto termina con un elenco dettagliato di merci vendute a Bevagna, tra le quali si riconoscono prodotti locali e d'importazione.
La festa, che si articola nell'ultima settimana di Giugno, vive il suo momento più significativo nei giorni del mercato, che dalla piazza principale si sviluppa lungo i due corsi fino a diramarsi all'interno dei quattro quartieri. Le gaite si sfidano tra loro, con sano e robusto spirito di competizione, nella riproposizione degli antichi mestieri della città (rigorosamente basati su tecniche e strumenti di lavorazione medievale). Ne sono testimonianza gli straordinari laboratori in cui il sordo rumore dei telai a mano si fonde con il canto delle donne al lavoro; gli antri misteriosi di erboristi dove enormi alambicchi lasciano cadere le preziose gocce di liquido ottenuto da erbe sapientemente miscelate; i forni pittoreschi che profumano di pane appena sfornato; le grotte fumose e appena illuminate in cui, come fantasmi, i lavoranti fabbricano candele di sego e di cera; i fabbri veri, fabbri d'altri tempo che, al ritmico battere del martello sull'incudine, piegano il ferro incandescente al volere della loro fantasia; di ciclopiche macchine della carta che riducono in poltiglia gli stracci per farne fogli di carta in filigrana; i bachi da seta, sapientemente allevati fino alla produzione del pregiato filo; i mastri vetrai che modellano il vetro con abile mestiere.
(sito ufficiale del comune di Bevagna-Perugia) |
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